ALTA CORTE: IL TRIBUNALE AUTORIZZA LA TRASFUSIONE DI SANGUE PER UNA TESTIMONE DI GEOVA INCINTA DI 16 ANNI.
L’Alta Corte ha autorizzato l’HSE (Servizio Sanitario Irlandese) a fornire, come “ultima risorsa”, trasfusioni di sangue e altri trattamenti a una minorenne incinta, contro la volontà della minore e dei suoi genitori, che sono Testimoni di Geova.
Nel pronunciare la sentenza per conto dell’Alta Corte, il giudice Mark Heslin ha spiegato che “il diritto alla vita è al vertice della piramide dei diritti ed è proprio attraverso questa prospettiva che spero il minore possa comprendere l’esito dell’istanza odierna… In altre parole, questa Corte non può tollerare un danno grave altrimenti evitabile, inclusa l’insufficienza multiorgano e/o la morte, a questo minore già vulnerabile”.
Sfondo
E., una ragazza di 16 anni, era alla 37ª settimana di gravidanza. È stata ricoverata in ospedale l’8 febbraio 2026 per la terza volta nel corso della gravidanza a causa di una riduzione dei movimenti fetali.
Il minore ha dichiarato di aver redatto una Direttiva Anticipata di Trattamento Sanitario ai sensi della parte 8 dell’Assisted Decision-Making (Capacity) Act 2015 e, così facendo, ha espresso la volontà di non ricevere trasfusioni di sangue in nessuna circostanza.
Durante le visite del 5 e 6 febbraio 2026, E ha ripetutamente comunicato al suo medico curante, il dottor H, di non voler ricevere trasfusioni in nessuna circostanza, nemmeno in caso di emorragia grave prima, durante o dopo il parto.
I genitori di E. erano Testimoni di Geova. Hanno appoggiato la sua volontà di non sottoporsi a una trasfusione di sangue, basandosi sulle loro convinzioni religiose.
Il richiedente, l’Health Service Executive (HSE), ha chiesto l’autorizzazione all’Alta Corte per fornire a E tutte le cure mediche e le procedure ausiliarie appropriate, comprese una trasfusione di sangue e agenti coagulanti, e per adottare tutte le misure ragionevoli necessarie e clinicamente o medicalmente indicate per trattare eventuali complicazioni derivanti dal trattamento.
L’Alta Corte
Il giudice Heslin ha preso in esame la relazione del dottor H, la quale rilevava, tra l’altro , che le gravidanze adolescenziali sono associate a un rischio maggiore di complicazioni quali anemia e disturbi ipertensivi, con un conseguente aumento del rischio di emorragia post-partum.
Il giudice ha inoltre esaminato un documento presentato dalla ricorrente, intitolato “Piano di assistenza per le donne in travaglio che rifiutano una trasfusione di sangue”, rilevando che nessuna delle misure dettagliate in tale documento era in grado di trattare un’emorragia massiva acuta.
La corte ha inoltre preso in considerazione un’affermazione fatta dalla dottoressa H nella sua dichiarazione giurata, secondo cui, sebbene la minore fosse disposta a consentire il recupero cellulare, che avrebbe permesso di prelevare i suoi globuli rossi e trasfonderli nel suo sistema circolatorio, questa non è una procedura semplice e viene in genere eseguita in caso di sanguinamento controllato o limitato.
A tal proposito, il dottor H ha spiegato: “Nel contesto ostetrico non vi è alcuna garanzia che l’auto-salvataggio sia disponibile e/o adatto ad affrontare un’emorragia urgente, incontrollata e/o sostanziale. In molti casi, una trasfusione di sangue è l’ultima risorsa per salvare la vita di un paziente o prevenire gravi danni ai suoi organi vitali.”
Il giudice Heslin ha osservato: “Fin dall’inizio, l’HSE, tramite la signora Hill, ha confermato che il trattamento proposto sarebbe stato considerato solo come ultima risorsa”.
Il tribunale ha inoltre esaminato la relazione del tutore ad litem della minore , la signora Quinn, la quale affermava che la minore non era “fortemente coinvolta nella sua religione al momento” e aveva confermato al tutore che se la decisione fosse stata presa al posto suo, sarebbe stato più facile per lei, portando il tutore a “[uscire] dall’incontro con [E] convinta che il tribunale dovesse intervenire e togliere a questa adolescente vulnerabile l’enorme pressione di dover prendere questa decisione”.
Il giudice Heslin si è basato, tra l’altro, sulla decisione della Corte Suprema nel caso In the matter of JJ [2022] 3 IR 1, rilevando che l’approccio corretto per la corte è quello di decidere se vi siano “prove chiare e convincenti che la decisione dei genitori pregiudichi la salute e il benessere del minore in misura tale da poter essere correttamente descritta come una violazione del dovere genitoriale nei confronti del minore in questione”.
La corte ha riconosciuto che l’espressione “fallimento genitoriale”, così come utilizzata nel caso JJ , “potrebbe essere difficile da accettare”, ma ha sottolineato che l’espressione ha uno specifico significato giuridico e che si potrebbe riscontrare un fallimento genitoriale “anche se i genitori sono completamente amorevoli, attenti, di supporto al figlio e sinceri nelle loro opinioni” e “non c’è nulla che suggerisca il contrario in questa istanza”.
A questo proposito, il giudice Heslin ha ribadito che la negligenza genitoriale viene valutata in base all’impatto negativo sul minore, non alle motivazioni o al ragionamento dei genitori, e “ciò vale a prescindere da quanto amorevoli e sinceri possano essere i genitori”.
Il giudice ha inoltre sottolineato che la corte si occupava di una singola decisione specifica nell’ambito del caso in esame, “tra una miriade di decisioni” che i genitori potrebbero prendere nei confronti di un minore e, a tal proposito, il giudice ha esplicitamente affermato che l’omissione di agire nel migliore interesse del minore, in violazione dell’articolo 42A della Costituzione, può costituire una mancanza in un singolo aspetto.
Ritenendo che le prove mediche inconfutabili dimostrassero un aumentato rischio di emorragia per la minore e tenendo conto del parere del dottor H secondo cui la minore non era in grado di valutare correttamente le informazioni fornitele al fine di prendere una decisione valida, il giudice Heslin si è concentrato sul secondo fattore rilevante, ovvero l’ammissione della minore che, se la decisione fosse stata presa al posto suo, le sarebbe stato più facile.
Convinto che si trattasse di una situazione in cui era opportuno annullare la singola e circoscritta decisione di rifiutare il trattamento per evitare la possibilità della “tragica e inutile morte della minore, o di lesioni gravi e irreversibili”, il giudice Heslin ha sottolineato che un rifiuto da parte del tribunale di autorizzare una trasfusione qualora fosse clinicamente necessaria costituirebbe una chiara violazione dei diritti della minore all’integrità fisica e alla vita.
Conclusione
Di conseguenza, l’Alta Corte ha accolto le richieste e ha augurato ogni bene alla minore e ai suoi cari.
Nel caso di E e nel caso di una minore di 16 anni e nel caso di una trasfusione di sangue alla quale la minore si oppone e i suoi genitori non acconsentono [2026] IEHC 134
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